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Oceani e gestione dei rifiutiAggiornato

Che cos’è la Great Garbage Patch?

Bottiglie e rifiuti plastici in un accumulo marino, immagine dei problemi reali dietro i miti sull’inquinamento

DI EARTH.ORG | EARTH.ORG | 17 SETTEMBRE 2021 | 4 MIN

Che cos’è la Great Garbage Patch?

Bottiglie e rifiuti plastici nella Great Garbage Patch, immagine che mette in discussione i miti sull’inquinamento

La Great Garbage Patch, nota anche come Great Pacific Garbage Patch, è un’enorme concentrazione di rifiuti e detriti plastici nel Pacifico settentrionale, formata dal vortice subtropicale del Pacifico nord.
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L’inquinamento marino da plastica è uno dei problemi ambientali più urgenti. Secondo uno studio pubblicato su Nature, ogni anno circa 11 milioni di tonnellate di plastica entrano negli oceani, danneggiando gravemente habitat e animali.
Il problema dei detriti marini, tra cui plastica, reti e attrezzature da pesca, è particolarmente evidente nella Great Garbage Patch, la cui estensione è stimata in ben 1,6 milioni di km².
Non si tratta però di un unico ammasso di rifiuti: il nome indica due concentrazioni distinte, formate dall’enorme vortice subtropicale del Pacifico settentrionale.

Mappa degli accumuli occidentale e orientale nella zona di convergenza subtropicale. Fonte: Marine Debris Program, NOAA.
Immagine 1: gli accumuli occidentale e orientale nella zona di convergenza subtropicale. Fonte: Marine Debris Program della National Oceanic and Atmospheric Administration.

Come si forma?

La Great Garbage Patch comprende due concentrazioni distinte di detriti. La NOAA colloca l’Eastern Garbage Patch tra Hawaii e California e la Western Garbage Patch vicino al Giappone.
Questi accumuli a spirale sono formati da correnti rotanti, dette gyre, simili a enormi vortici che attirano i detriti. I rifiuti circolano verso il centro e formano concentrazioni diffuse sulla superficie marina.

Detriti marini e rifiuti plastici

Uno studio del 2018 stima almeno 79.000 tonnellate di plastica galleggiante in un’area di 1,6 milioni di km². Oltre tre quarti della massa è costituito da detriti maggiori di 5 cm; le reti da pesca commerciale ne rappresentano almeno il 46%.
Non tutti i detriti sono visibili a occhio nudo o in superficie: molti raggiungono i fondali. Le microplastiche, piccoli frammenti derivati da rifiuti smaltiti male, costituiscono l’8% della massa totale degli accumuli. Il 94% delle microplastiche oceaniche, stimate in 1,1–3,6 mila miliardi, risulta galleggiare nell’area della Great Garbage Patch.
Mentre l’inquinamento marino da plastica è già destinato a triplicare entro il 2040, le ricerche mostrano che l’accumulo continua rapidamente. Senza interventi su larga scala, entro quella data potrebbero essere scaricate fino a 29 milioni di tonnellate metriche all’anno.
La pandemia di COVID-19 ha aggravato il problema: si stima che 1,56 miliardi di mascherine siano entrati negli oceani nel 2020. Considerando l’aumento dei contenitori da asporto e dei dispositivi di protezione individuale, la quantità complessiva sarebbe ancora molto maggiore.

Gli impatti ambientali

L’accumulo rapido nel Pacifico danneggia l’ambiente. Le reti da pesca, che rappresentano il 46% dei detriti, comportano grandi rischi: gli animali vi restano impigliati, possono soffocare e non riuscire a liberarsi per alimentarsi. Lo stesso accade con gli anelli delle confezioni da sei e i manici dei sacchetti.
La plastica trascinata nei vortici può inoltre trasportare accidentalmente alghe, cirripedi e granchi da un luogo all’altro. Le specie invasive possono faticare ad adattarsi e alterare ecosistemi e reti alimentari locali.
Anche le piccole microplastiche possono avere effetti devastanti. I detriti ingeriti possono ostruire l’apparato gastrointestinale o dare un falso senso di sazietà, portando alla morte per fame. Le microplastiche possono ostacolare la crescita delle piante marine e la riproduzione di organismi come lo zooplancton.

Che cosa possiamo fare?

La bonifica dovrebbe essere una responsabilità globale condivisa, poiché l’accumulo riunisce rifiuti provenienti da tutte le coste. Considerando che la plastica potrebbe richiedere oltre 500 anni per decomporsi e frammentarsi, senza che nessuno conosca il tempo esatto, non scomparirà presto.
I grandi detriti, come le reti, possono essere rimossi fisicamente. Il Marine Debris Program della NOAA stima però che servirebbero 67 navi per un anno per ripulire meno dell’1% del Pacifico settentrionale.
È quasi impossibile tracciare accuratamente le microplastiche, soprattutto negli strati profondi e sui fondali. Le immagini satellitari sono però migliorate e permettono di individuare oggetti di dimensioni metriche. La tecnologia NASA, usata principalmente per analizzare la velocità del vento negli uragani, può anche rilevare e seguire alcuni movimenti delle microplastiche, aiutando la pulizia dei mari.
La strada migliore resta prevenire l’ingresso dei rifiuti negli oceani e introdurre norme più rigorose sulla pesca commerciale, controllando la quantità di reti abbandonate.

Questo articolo è apparso originariamente su Earth.Org ed è ripubblicato nell’ambito di un accordo editoriale.

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