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Oceani e gestione dei rifiuti

8 dati allarmanti sull’inquinamento da plastica

Spiaggia coperta di rifiuti plastici, immagine del grave inquinamento che colpisce oceani e comunità

OCEAN MATERIAL | 1 MARZO 2025 | 15 MIN

8 dati sull’inquinamento da plastica da conoscere

Convenienza e prezzi bassi hanno reso la plastica onnipresente. Il costo è però alto: l’uso e la gestione scorretti ne hanno fatto uno dei maggiori problemi ambientali della nostra epoca. Ogni anno vengono scaricati milioni di tonnellate di rifiuti, in gran parte destinati agli oceani, con danni a fauna ed ecosistemi. Il 91% di tutta la plastica mai prodotta non viene riciclato. Ecco altri dati allarmanti e le ragioni per ridurre subito consumi e produzione, prima che i danni diventino irreversibili.

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1. Il mondo genera 300 milioni di tonnellate di rifiuti plastici all’anno

Il primo prodotto plastico commercializzato risale al 1907, ma la produzione di massa iniziò solo nel 1952. Da allora la produzione annua è cresciuta quasi 200 volte: oggi produciamo plastica pari a due terzi della massa complessiva dell’umanità. L’uso sconsiderato genera circa 300 milioni di tonnellate di rifiuti annui per soddisfare la domanda, il 60% dei quali finisce nell’ambiente o in discarica.

2. Gli Stati Uniti producono 42 milioni di tonnellate metriche di plastica ogni anno, più di ogni altro Paese

Secondo un rapporto del Congresso statunitense del 2021, gli USA sono il maggiore contributore all’inquinamento da plastica. Già tra i maggiori emettitori di gas serra, generano circa 42 milioni di tonnellate metriche di rifiuti plastici annui: 130 kg, o 287 libbre, a persona. È quasi il doppio della Cina e più di tutti i Paesi UE insieme. Ogni anno tra 1,13 e 2,24 milioni di tonnellate metriche si disperdono negli oceani e nell’ambiente.

3. Oltre 8 milioni di tonnellate di plastica entrano negli oceani ogni anno

Quando i rifiuti vengono conferiti in discarica o abbandonati irresponsabilmente, quantità significative si disperdono negli ambienti naturali: almeno otto milioni di tonnellate raggiungono il mare ogni anno. Si stima che circa il 40% della superficie oceanica sia coperto di detriti plastici; se consumi e comportamenti continuano, gli scienziati avvertono che già nel 2030 potrebbe esserci più plastica che pesce.

4. L’inquinamento marino da plastica potrebbe raggiungere 29 milioni di tonnellate metriche nel 2040

Come indicato, ogni anno entrano negli oceani circa 11 milioni di tonnellate metriche, oppure otto milioni di tonnellate, di rifiuti e inquinamento plastico. Gli effetti comprendono ingestione, intrappolamento e maggiore rischio di specie invasive. Un rapporto del 2020 prevede, senza interventi, 29 milioni di tonnellate metriche annue in meno di vent’anni. Gli stessi scienziati ritengono però possibile ridurre l’inquinamento dell’80%, contenendo la crescita della produzione vergine, migliorando la raccolta e investendo in plastiche riciclabili.

5. Ogni anno 100.000 animali muoiono impigliati nella plastica

Oltre a bottiglie, contenitori e mascherine, ogni anno entrano in mare tra 500.000 e un milione di tonnellate di attrezzature da pesca fantasma, perse, abbandonate o scartate. Vengono scaricate dai pescherecci o trascinate via da navi e coste. Almeno 100.000 animali marini muoiono di conseguenza, per soffocamento o perché l’intrappolamento impedisce di cercare cibo.

6. Gli esseri umani ingeriscono 5 grammi di plastica alla settimana

Molti animali ingeriscono accidentalmente rifiuti o microplastiche, frammenti invisibili derivati da detriti più grandi. Risalendo la catena alimentare, la plastica raggiunge inevitabilmente anche l’uomo. Secondo un’infografica Reuters del 2019, ingeriamo circa cinque grammi alla settimana: un cucchiaio che pesa quanto un tappo di bottiglia, equivalente a circa mezza ciotola di riso. In un anno la quantità corrisponde a un piatto pieno. In dieci anni avremmo ingerito cinque libbre di plastica e nell’arco della vita 44 libbre.

7. Entro il 2030 la plastica emetterà negli USA più gas serra del carbone

L’inquinamento non riguarda soltanto i rifiuti lasciati nell’ambiente: la produzione contribuisce anche all’inquinamento atmosferico e al riscaldamento globale. Negli USA genera attualmente 232 milioni di tonnellate metriche di gas serra all’anno, equivalenti a centrali a carbone per 116,5 gigawatt. Secondo un rapporto del 2021, entro il 2030 supererà le centrali a carbone nazionali. Per produrre imballaggi alimentari e bottiglie occorre inoltre estrarre gas mediante fratturazione idraulica, trasportarlo e trasformarlo: processi che emettono milioni di tonnellate di gas serra, in particolare metano, considerato 25 volte più potente della CO2.

8. Il COVID-19 ha aggiunto 25.900 tonnellate di plastica negli oceani

Per limitare il contagio, mascherine chirurgiche monouso, dispositivi di protezione individuale e flaconi di disinfettante sono diventati necessità quotidiane. Confinamenti e misure di sicurezza hanno aumentato anche gli imballaggi da asporto. Secondo ricerche recenti, dall’inizio della pandemia 193 Paesi hanno generato circa 8,4 milioni di tonnellate di rifiuti plastici; 25.900 tonnellate, equivalenti a oltre 2.000 autobus a due piani, sono finite negli oceani.

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