L’inquinamento da microplastiche negli oceani

DI EARTH.ORG | 26 MAGGIO 2020 | 2 MIN
L’inquinamento da microplastiche negli oceani è fortemente sottostimato, secondo uno studio
Una nuova ricerca suggerisce che la quantità di microplastiche negli oceani sia stata probabilmente molto sottostimata e che le particelle siano almeno il doppio di quanto si pensasse.
—
Nello studio pubblicato su Environmental Pollution, i ricercatori hanno usato reti con maglie di 100 micrometri, pari a 0,1 mm, 333 micrometri e 500 micrometri. Nella rete più fine hanno trovato 2,5 volte più particelle rispetto a quella da 333 micrometri, generalmente usata per filtrare le microplastiche, e dieci volte più particelle rispetto a quella da 500 micrometri.
La professoressa Pennie Lindeque del Plymouth Marine Laboratory, responsabile della ricerca, afferma: «La stima della concentrazione di microplastiche marine potrebbe essere attualmente molto sottostimata».
Lindeque aggiunge che potrebbero esistere particelle ancora più piccole di quelle trattenute dalle reti fini, per cui i numeri «potrebbero essere ancora maggiori».
Microplastiche marine: i dati
I ricercatori hanno campionato le acque al largo del Regno Unito e degli Stati Uniti, trovando molte più particelle con le reti fini. Includendo le particelle più piccole, la stima globale delle microplastiche superficiali passa da un intervallo di 5–50 mila miliardi a 12–125 mila miliardi di particelle. I campionamenti superficiali nei due Paesi hanno prodotto risultati simili, suggerendo che siano rappresentativi delle acque vicine ad aree abitate. Le particelle più comuni erano fibre di corde, reti e indumenti.
La ricerca indica, in modo allarmante, che in alcune acque le particelle di microplastica sono molto più numerose dello zooplancton. È particolarmente preoccupante perché hanno dimensioni simili a questi organismi, tra i più abbondanti del pianeta e fondamentali per la catena alimentare marina e la regolazione del clima.
Lindeque spiega: «Per estrapolazione, ipotizziamo che le concentrazioni possano superare 3.700 particelle per metro cubo, molte più dello zooplancton presente».
Il team chiede ulteriori ricerche. La biologa marina Ceri Lewis dell’Università di Exeter afferma: «Comprendere meglio le microplastiche più piccole è importante, perché sono quelle con maggiore probabilità di essere ingerite dallo zooplancton alla base delle reti alimentari marine».
Ricerche recenti hanno rilevato sui fondali quantità di microplastiche mai osservate prima e suggerito che centinaia di migliaia di frammenti possano essere trasportati dal vento verso terra ogni anno.
Le microplastiche hanno contaminato l’intero pianeta, dai fondali ai fiumi, fino alla loro recente prima scoperta nel ghiaccio antartico. Anche gli esseri umani le inalano, ma gli effetti sulla salute sono sconosciuti.
Questo articolo è apparso originariamente su Earth.Org ed è ripubblicato nell’ambito di un accordo editoriale.
Altri approfondimenti:



